BELPAESE OFFESO
Napoli
sfregiata
Napoli sfregiata Chiostro del Seicento sprofonda nel
degrado
I turisti fotografano la fetida cartolina (video) L'ingresso del complesso
di Monteoliveto è ricolmo di rifiuti d'ogni specie. Gli stranieri si fermano
per «ammirare» e far foto alla lordura

Un turista belga fotografa i rifiuti in via Monteoliveto
NAPOLI - L'ingresso del chiostro Monteoliveto a Napoli fa parecchio schifo.
Rifiuti d'ogni sorta, indumenti e stracci, scarpe, pantofole, inquietanti
passeggini e box per bambini. Chi frequenta la trafficatissima zona - a due
passi dalla facoltà di Architettura - giudicherà questa una non-notizia. Ma
i turisti stranieri ancora sbarrano gli occhi. E mettono bene a fuoco
l'obiettivo di videocamerine e macchinette digitali (guarda il video) come
se la monnezza fosse, ormai, la vera attrazione di una città che si sta
lentamente risollevando dallo sfacelo rifiuti. «Neapolitan waste (la
spazzatura di Napoli)? It's a big problem» osserva un visitatore belga, che
si è appena regalato uno screen saver per il computer fotografando un
artistico tappetino di bottiglie di birre tracannate chissà quanto tempo fa.
CAMPEGGIO PER CLOCHARD - Il chiostro seicentesco vero e proprio è chiuso da
tempo: è diventato, di fatto, un parcheggio. Una volta, fino agli anni 90,
ci tenevano persino i concerti. Ma ciò che precede e circonda il monumento
(la scalinata e il bel murale puRtroppo rovinato di Felice Pignataro sul
cancello) potrebbe essere degno almeno di essere ammirato da chi, turista o
cittadino napoletano, passeggia per via Monteoliveto. Invece, lo schifo. E
dire che nel piccolo spiazzo c'è un ristorante cinese. Ma il popolo del
dragone e i residenti di via Monteoliveto possono poco contro l'ondata
anomala di degrado che da anni s'è mangiata viva quello slargo. «Qui vengono
barboni e tossici, hanno messo le tende, nel vero senso della parola, tende
vere - dice una residente dello stabile attiguo al Chiostro che preferisce
rimanere anonima - Chiamare le istituzioni per risolvere il problema?
Inutile. Meglio il gabibbo». Nel box abbandonato ci sono tanti cartoni.
Negli spazi oltre le grate montagne di bottiglie di birra vuote (il piccolo
portico è stato recintato per evitare intrusioni notturne): esempi
involontari di raccolta differenziata?
Alessandro
Chetta CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
27 marzo 2008